Ricette per gli occhiali diverse.

L'optometria é una scienza; fare la ricetta per le lenti é un'arte.

Un po'di tempo fa, dopo un incontro su visione e postura a Grisignano, mi ritrovai a bere una birra insieme ad un mio amico ottico (ebbene si, il vostro amico ottico ha altri amici ottici).

Mi raccontó di un suo cliente (ovviamente omise i dettagli per rispetto della privacy) che si presentó in negozio con 5 ricette relative al figlio, fatte da 5 diversi oculisti.
La persona era la stessa ma le ricette erano notevolmente diverse l'una dall'altra, tutte fatte nello stesso breve periodo.

Com'é possibile?

Escludiamo le patologie (non é il mio campo) e concentriamoci sulla misurazione dell'ametropia (il difetto visivo, qualunque esso sia: miopia, ipermetropia ecc).


In oculistica la prassi é quella di instillare un farmaco ciclopegico prima di fare le misurazioni.
Tale farmaco blocca i processi accomodativi (particolarmente attivi nei bambini) che  rischiano di ingannare la strumentazione usata nelle misurazioni (autorefrattometro).
La misurazione risultante dovrebbe essere oggettiva e allineata per tutti e 5 gli oculisti.

In questa analisi che dovrebbe essere oggettiva possono tuttavia influire:
  • il tipo di farmaco usato ed il dosaggio
  • una errata calibrazione degli strumenti
  • collaborazione del paziente
Supponendo che tutti gli strumenti fossero perfettamente calibrati, la persona fosse felice di fare tali misurazioni e che tutti abbiano usato lo stesso farmaco, vi possono essere comunque piccole variazioni.

Variazioni peró tanto piccole da essere ininfluenti e che non giustificherebbero scelte cosí differenti.

Cos'ha portato dunque la scelta di diottrie tanto diverse?

Anche in oculistica ci sono diverse scuole di pensiero che portano a inserire valori di sottocorrezione o sovracorrezione in base al caso specifico, alla persona, alle abitudini, agli effetti che si desidera generare.

Facciamo una ipotesi. 
Bambino di 4 anni ipermetrope: +5 diottrie valutate
  • Un oculista potrebbe scegliere di correggerle tutte e 5 perché ha notato un eccesso di convergenza.
  • Quello successivo decide che 4 sono sufficienti per mantenere una buona binocularitá.
  • Un altro potrebbe decidere di correggerne 2,50 (la metá) perché il bambino é in una fase di sviluppo e correggere tutto non favorisce lo sviluppo del bulbo oculare.
  • Il quarto oculista preferisce correggere 1,25 per poi rivalutarlo dopo 6 mesi e vedere come si é evoluta la situazione ed eventualmente correggere il tiro un po'alla volta.
Ecco che a fronte di una identica valutazione abbiamo differenti risposte.
Tutte corrette, ognuno con le proprie motivazioni.
Qual'é quella giusta? Non credo che ce ne sia una universalmente corretta, in quanto non possiamo prevedere esattamente come si progredirá la situazione: in situazioni simili gli oculisti consiglieranno comunque una serie di controlli per seguire lo sviluppo del sistema visivo ed intervenire tempestivamente in funzione delle reazioni.

Cambia se faccio un controllo presso un optometrista?

Il mio personale consiglio su bambini piccoli é quello di fare controlli dall'oculista:
La prima visita dovrebbe essere attorno ai 3 anni. É una etá in cui il bambino potrebbe non essere particolarmente collaborativo. A tal proposito l'oculista, con l'uso del ciclopegico, sará in grado di fare una valutazione accurata.
Vi sono optometristi che potrebbero essere in grado di fare una corretta valutazione anche nei bambini, tuttavia ritengo una buona prassi farli vedere sempre da un oculista per escludere la presenza di patologie, in particolare quelle silenti (che non danno sintomi).

Gli optometristi eseguono controlli senza l'uso di farmaci: possono vedere le reazioni del sistema visivo e misurarne le funzionalitá, in particolare l'accomodazione, la convergenza e il rapporto tra le due. Sono dati molto utili per valutare l'addizione delle lenti o prevedere (entro certi limiti) se una determinata correzione potrá affaticare la vista o creare discomfort. É sempre possibile il controllo optometrico purché vi sia collaborazione da parte dell'esaminato.

Le due figure professionali valutano aspetti diversi della funzione visiva. L'optometrista solo per la valutazione delle diottrie, l'oculista in particolar modo per la valutazione di salute e patologie.

Recarsi presso un professionista (sia esso oculista o optometrista) non deve escludere l'altro; confido che le due figure possano dialogare tra di loro allo scopo di rendere un servizio che prenda in considerazione tutti gli aspetti del sistema visivo. 

In conclusione

Piú dati misuriamo e meno viene lasciato al caso e l'esperienza aiuta a correggere il tiro ulteriormente... tuttavia diverse esperienze e percorsi formativi spingono a fare scelte differenti.
In situazioni come quella sopracitata  diventa importante fare controlli periodici per verificare lo stato del sistema visivo e come le lenti influiscono su di esso. Se avete visto piú professionisti, l'unico consiglio che posso darvi é di sceglire quello che vi ha dato piú fiducia e mantenere lo stesso per tutto il percorso.

Commenti

  1. Silvia De Paolis5 luglio 2019 08:54

    Buongiorno dottore,
    Avrei una domanda per lei.

    Di recente ho ritirato i miei occhiali nuovi dal mio ottico di fiducia (ho all'incirca - 7.50 tra miopia e astigmatismo).

    Sin da subito ho sentito l'occhio destro abituarsi alla lente, mentre ho sentito l'occhio sinistro affaticarsi notevolmente già dal primo istante.

    Dopo 15 giorni la situazione é invariata.

    In più da vicino o quando studio va un po' meglio.

    Il problema più grosso ce l'ho usando cammino all'aperto, sentendo un po' di vertigini.

    Grazie mille anticipate.

    A presto!

    Silvia

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    1. La ringrazio per il dottore ma il mio diploma da optometrista, nonostante abbia scritto e discusso una tesi, non é un diploma universitario. Quindi non posso fregiarmi del titolo di dottore.

      Riassumendo la sua condizione:
      Sono cambiate le diottrie
      C'é qualche difficoltá di adattamento
      Da vicino va meglio
      Danno vertigini

      Presumo che stai usando lo stesso tipo di lente (indice refrattivo e geometria) che ha usato fino a poco tempo fa.
      Escludendo anomalie sul montaggio (centri diasllineati, troppo alti o troppo bassi) che l'ottico potrá verificare, rimane un problema di prescrizione.

      Teniamo presente che i dati oggettivi e le misurazioni precise possono generare una visione nitida ma non confortevole (o che la visione confortevole o efficiente potrebbe non essere perfettamente nitida). Misurare é una scienza e prescrivere é un'arte.

      Detto questo FORSE andrebbe rivalutata la prescrizione lavorando sul bilanciamento del potere posto davanti agli occhi. La correzione di un astigmatismo fa vedere meglio ma altera le immagini... magari schiacciandole in diagonale!

      Esistono dei test che permettono di valutare questo bilanciamento. Dai prismi per sdoppiare le immagini e permettere un confronto tra i due occhi alla sospensione foveale di un occhio per valutarne la relazione con l'altro. Ci sono poi i test polarizzati. Esiste poi tutto un protocollo (MKH) per la valutazione del bilanciamento binoculare ed eventuali prismi da anteporre.

      Chi li fa tutti questi test?
      L'ottico no. Tecnicamente non é nemmeno abilitato alla prescrizione di lenti per alte miopie e astigmatismi.

      L'oculista é spesso piú orientato alla gestione della salute dell'occhio che alla gestione di questi equilibri.

      L'ottico optometrista dovrebbe essere in grado di fare queste valutazioni.... ma se il suo business é la vendita e non la prescrizione optometrica, tenderá a non dedicare molto tempo a questi esami.

      L'optometrista puro (quello che é solo optometrista e non ha un negozio) quindi potrebbe essere il professionista piú idoneo.

      Tenga presente che queste ultime righe sono solo delle valutazioni statistiche basate sulle mie esperienze e conoscenze personali! Non escludo che ci siano oculisti o ottici-optometristi che siano in grado di far queste valutazioni.

      Inoltre non é detto che i disturbi riportati siano effettivamente legati a questi fattori.

      Per tali motivi l'iter che consiglio é il seguente:
      1-recarsi presso l'ottico e controllare che l'occhiale non abbia anomalie (anche come lo si indossa é importante)
      2-recarsi presso chi ha fatto la prescrizione riportando il disagio
      3-
      4-con gli elementi raccolti provvedere ad una eventuale soluzione

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  2. Buonasera leggendo questo articolo ho notato che ha scritto: ‘ uno degli oculisti preferisce dare la metà della correzione per non interferire con lo sviluppo del bulbo oculare ‘. Quindi quando si corregge totalmente il difetto si rischia di bloccare o ridurre lo sviluppo del bulbo oculare? Grazie mille.

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    1. Si... e no... Gli esempi riportati sono puramente indicativi.
      Tuttavia queste diversi "filoni di prescrizione" esistono. SI, c'é il rischio di ridurre lo sviluppo della dimensione del bulbo se la correzione é totale; tuttavia potrebbe essere una scelta mirata a sviluppare le funzionalitá binoculari, riducendo, ad esempio, eventuali eccessi di convergenza degli assi visivi. Tali funzionalitá visive, a mio avviso, sono piú importanti dell'eventuale assorbimento dell'ipermetropia, che puó avvenire anche in un secondo memonto: un esempio palese sono tutti quei 20enni che continuano a diventare sempre piú miopi studiando all'universitá. In mezzo ci si dovrebbe mettere l'epigenetica, ovvero la correlazione tra ambiente, funzionalitá, adattamento e genetica.

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    2. Ad ogni modo ritengo sia un diritto del paziente fare domande all'oculista (con visite che costano anche 150 euro!). E l'oculista dovrebbe almeno provare a spiegare cosa sta succedendo al sistema visivo.... anche con parole semplici, almeno per dare al paziente una vaga idea e motivazione delle scelte fatte. Ma questa ultima riga é solo un pensiero personale; inoltre vi sono situazioni che possono esser complesse ed una spiegazione semplice e fruibile rischierebbe di confondere (del resto stiamo parlando di persone che si son fatte almeno 5 anni di medicina e 5 di specializzazione).

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  3. Buongiorno e complimenti per il Blog, di recente ho acquistato un nuovo paio di occhiali, la ricetta non è cambiata dai precedenti, per tanto le lenti sono della medesima gradazione, si tratta di una miopia per entrambi gli occhi, di -4 e un leggero astigmatismo di 0.50 per un occhio e 0.25 per l altro. Appena indossato l occhiale ho avvertito una situazione di giramento, come le lenti mi facessero sbandare l immagine durante la rotazione del capo a destra a sx. Ho riportato cio al otticopo optometrista, e mi ha detto che essendo le lenti leggermente piu grandi delle precedenti è normale, serve solo qualche giorno di adattamento. Ora dopo qualche giorno ho notato che solo l'occhio destro è come affaticato a livello muscolatura interna, ovviamente non riesco a determinare se l effetto giramento (che qualcosa è migliorato) sia da imputare solo a questo occhio.
    Poi scartabellando le carte che mi sono state date noto con stupore che nella busta dove vengono lavorati gli occhiali, l ottico, ha indicato per i due occhi ASSE 100, guardando anche nel Certificato di Conformità ha riportato questo Asse. Mentre nelle tre ricette oculistiche che ho rintracciato, l'oculista indicava per entrambi gli occhi ASSE 110 (sia nella ricetta attuale dei nuovi occhiali, sia le due fatte anni fa ai rispettivi controlli). A questo punto facendo uno piu uno mi vien da pensare: io vedo disturbato, le lenti sembrano state fatte con asse errato, forse è per questo che ci vedo male?
    secondo lei che è molto ferrato nel mestiere, può avere un senso logico pensare che questa differenza di ASSE possa dare qualche disturbo sulla corretta visione?
    ringraziando auguro Buone vacanze


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    1. chiedo scusa per l'imprecisione, l'ASSE dell oculista è 105 - 105 (non 110) contro il 100 dell ottico. Ringrazio nuovamente

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    2. Stando ai numeri l'asse dell'astigmatismo influisce in proporzione del potere delllo stesso: con 0,25, una variazione percepibile la otteniamo (vecchi calcoli che feci anni fa) attorno a 30 gradi. Vuol dire che sotto, a 20 o 10 gradi non dovrebbe essere percepibile alcuna variazione.

      In linea di massima escluderei quindi l'astigmatismo, anzi talvolta meglio neanche metterlo! o inserirlo a 90 o 180 gradi secchi (qua ci sarebbe un lungo discorso da fare sull'equilibrio e la gestione dello spazio)

      Se le lenti sono piú grandi di prima la percezione periferica sará diversa.
      Idem se le lenti son piú distanti
      Idem se sono meno o piú avvolgenti
      Idem se la geometria (asferica/sferica) é diversa

      Gli effetti sono maggiori se ha portato a lungo gli altri occhiali e se il sistema visivo, per vari motivi, si é "irrigidito".

      Detto questo non escludo che non vi possa essere una sensibilitá alla variazione dell'asse... peró é piuttosto improbabile.

      Se le centrature sono corrette consiglierei anche io di proseguire cosí... forse ci vorrá un po´piú tempo rispetto a prima: teniamo presente che col passare degli anni il corpo diventa abitudinario.

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  4. Va bene la ringrazio , guardando gli occhiali oltre alla dimensione lenti , questi nuovi sono belli dritti , mentre i vecchi avevano qualche grado di avvolgenza.
    Proverò ad attendere e vediamo se migliora. Indicativamente vi è un tempo limite indicato perché l’occhio si abitui?
    Grazie

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    1. Non vi é un tempo preciso.
      É in funzione dell'elasticitá del sistema (che con il tempo si riduce) e delle abitudini (piú a lungo si protraggono e piú profonde sono le radici).

      Vi sono quindi casi di persone che si sono adattate subito ad una condizione.... che poi, dopo averla protratta per anni, non sono piú riusciti ad uscirne.

      Infatti I bambini si adattano istantanemante a quasi tutto.
      Mentre gli adulti fanno spesso fatica (in quantitá variabile).

      L'ideale sarebbe variare continuamente per non permettere al corpo di adagiarsi ad una condizione in particolare.

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